Sugli atti di vandalismo contro lapidi e monumenti dedicati ai Martiri delle Foibe ecco l’opinione di Carlo Cesare Montani, esule da Fiume a Latina. L’Autore ha voluto intitolare il suo articolo “Oltraggio alle Foibe. Torino: nuovi episodi d’intolleranza negazionista contro Ricordo e Giustizia”. La verità è tanto più difficile da sentire quanto più a lungo la si è taciuta, come dicono all’ANVGD di Vicenza. Altro che Ricordo, a Torino c’è il Giorno dello Spregio. Ecco le parole di Montani. (a cura di Elio Varutti).
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Ormai da parecchio tempo, le celebrazioni proposte dalla Legge 30 marzo 2004 n. 92 in memoria del grande Esodo giuliano-dalmata e del dramma delle foibe coincidono con manifestazioni di conclamato dissenso lungi da ogni forma civile, tanto da prodursi in atti di gratuito vandalismo a danno dei monumenti e dei memoriali sorti in tutte le Regioni italiane. In diversi casi, ciò si attua con pervicace insistenza, dimostrando che quegli atti non sono opera dei balordi di turno bensì di una programmazione attenta e consapevole, a più forte ragione penalmente perseguibile tanto più che quella normativa, al pari di tutte le altre, impone a chiunque “di rispettarla e di farla rispettare come legge dello Stato”.
Un caso tipico è quello di Torino (ma parecchi altri potrebbero essere menzionati) dove il monumento agli infoibati a suo tempo installato dalla Giunta del Sindaco Sergio Chiamparino fu semidistrutto a colpi di martello, ripristinato a cura del Comune, poi nuovamente abbattuto durante il mandato di Chiara Appendino e retrocesso a livello di rudere privo di restauro. In conseguenza, un gruppo di patrioti guidati dall’On. Augusta Montaruli (Fratelli d’Italia) ha raccolto i fondi necessari alla posa di una nuova targa d’acciaio anziché di marmo.
Nell’occasione, questi patrioti vollero operare a sanatoria di un’omissione d’atti da parte del Comune che aveva rinunciato a disporre per la nuova targa ed a ricollocarla, con un comportamento che voleva dire “darla vinta ai profanatori” ed alla barbarie di chi aveva abbattuto persino la base monumentale in pietra. Dovendo ripristinare il tutto, fu colta l’occasione per una lieve modifica del testo, la cui nuova espressione andava ad onorare le “Vittime delle foibe, assassinate solo perché italiane in Istria Fiume e Dalmazia dai partigiani comunisti di Tito” (le cinque parole in corsivo costituivano l’oggetto della modifica, ovviamente idonea alla migliore comprensione dei fatti, lungi da qualsiasi vis polemica).
Avvenuta l’installazione del nuovo monumento (terzo della serie), la Presidente dell’ANPI torinese, Maria Grazia Sestero, già parlamentare di Rifondazione Comunista, ha indirizzato alla Giunta municipale una richiesta urgente di rimozione, motivata dal fatto che il testo non era conforme a quello a suo tempo approvato durante la gestione Chiamparino.
Detto e fatto: con una solerzia tanto più singolare nella patria delle lungaggini burocratiche e nella nuova emergenza, la richiesta dei partigiani è stata accolta, iterando il frequente paralogismo per cui i tanti ignari non hanno diritto di comprendere, al cospetto di monumenti “muti” per silenzio imposto, le reali motivazioni di un crimine contro l’umanità, e quindi in palese deroga alle disposizioni della legge di cui in premessa.

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La vicenda occorsa nel capoluogo sabaudo non avrebbe bisogno di particolari chiose, tanto appare evidente nelle opposte volontà dei protagonisti, ma suscita qualche riflessione di carattere generale che non è inutile proporre alla comune attenzione.
Non c’è dubbio che quelle cinque parole abbiano costituito una novazione, ma è altrettanto ovvio che completano una troppo scarna informazione, in termini indispensabili a fini di chiarezza, lungi dal costituire un’offesa a danno di chicchessia, nel solo intento di ricordare ciò che la storiografia, ivi compresa quella riduzionista, ha ormai ammesso in misura quasi unanime: il disegno di pulizia etnica a danno degli italiani di Venezia Giulia e Dalmazia che del resto fu riconosciuto come tale persino da massimi luogotenenti di Tito quali Edvard Kardelj e Milovan Djilas. In queste condizioni, quello di oscurare la storia è un tentativo strumentale che nella migliore delle ipotesi è assimilabile all’ingenuità, e nella peggiore, ad inaccettabile negazionismo.
L’antica antitesi fra il diritto positivo e le “alte non scritte ed inconcusse leggi” di cui alla celebre disputa fra Creonte e Antigone trova conferma anche in questo caso, dimostrando che l’interpretazione della legge non può essere aliena dal richiamo ai suoi fondamenti naturali, specialmente quando ciò sia imposto da un interesse oggettivamente generale come quello alla corretta informazione in tema di uomini e cose, tanto più necessaria per la grande tragedia italiana di esodo e foibe, senza dubbio fra le maggiori. A più forte ragione, l’assunto è chiaro in una vicenda come quella proposta dall’ANPI a proposito di un semplice atto amministrativo e della sua presunta violazione.
Esistono casi in cui il giure non può prescindere dall’ethos, e questo ne costituisce una fattispecie tipica, tanto più evidente quando la novazione non aveva altro scopo se non quello di una migliore conoscenza dei fatti, e ben s’intende, delle responsabilità correlate.
In altri termini, l’integrazione del testo sul monumento di Torino assume un’importanza che trascende semantica e referenti, diventando un paradigma da tener presente a futura memoria, per lo meno nella più corretta motivazione esaustiva di analoghe iniziative, come da commendevoli proposte che continuano ad essere avanzate in Italia, integrando anche sul piano toponomastico un patrimonio di memoriali non lontano dal migliaio, contro i cinquanta che risultavano in essere nel 2003, alla vigilia della Legge istitutiva del Ricordo. Meminisse juvabit. Dopo due millenni, l’antico assunto di Virgilio non ha perso la sua validità: a più forte ragione, quando intende rammentare la storia, in primo luogo ai troppi ignari, e trarne spunto per doverosi e nobili auspici.
Carlo Montani, Storico – Esule da Fiume
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Testi e Networking a cura di Sebastiano Pio Zucchiatti e E. Varutti. Fotografia di copertina dal web sulla «Gazzetta Torinese» del 4 ottobre 2020, che si ringrazia per la pubblicazione e diffusione nel blog presente. Altre immagini dall’archivio dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia (ANVGD), Comitato Provinciale di Udine, che ha la sua sede in Via Aquileia 29 – 33100 Udine – orario: da lunedì a venerdì ore 9,30-12,30. Presidente dell’ANVGD di Udine è Bruna Zuccolin.