“Siamo partiti da Fiume il 28 agosto 1948 perché le condizioni di vita erano impossibili – ha detto Orietta Compassi – mio papà, Gustavo Compassi, aveva perso il lavoro al Silurificio e i vicini di casa sparivano senza sapere poi più nulla di loro; da 65mila abitanti a Fiume saranno rimaste neanche 5mila persone, così Tito ha fatto venire dalla Jugoslavia tanti immigrati per ripopolare uno dei più grandi porti del Nord Adriatico”. Oltre a Flaminio Rocchi (pag. 182) anche altri autori sostengono che Fiume dai 60-65mila abitanti si ridusse, dopo l’esodo, a poche migliaia di individui, perdendo il 90% dei presenti (Ballarini, pp. 62, 243).
A che ora siete partiti e con quale mezzo di trasporto? È vero che il regime non voleva mostrare alla gente l’esodo forzato degli italiani? “Eh sì, siamo venuti via a mezzanotte col treno pieno zeppo – è la replica – alla frontiera col Territorio Libero di Trieste (TLT) gli slavi hanno controllato i passaporti minuziosamente per quasi cinque ore, poi siamo arrivati a Trieste e ci hanno accompagnati al Silos, dove abbiamo dormito per terra su una coperta, non c’erano più letti, da tanti profughi in fuga dalle terre perse”.
A Udine dal 1945 al 1960 è stato attivo il più grosso Centro smistamento profughi d’Italia, da dove passarono oltre 100mila esuli italiani d’Istria, Fiume e Dalmazia in fuga dalle violenze titine. Le persone del luogo ricordano quei profughi ancor oggi, come il signor Giorgio Romanello, di Udine, che si recava a messa in Campo profughi con sua zia Elsa. Voi avete per caso fatto una tappa al Centro smistamento profughi di Udine? “Da Trieste, coi vagoni bestiame, ci hanno portato fino a Udine – ha aggiunto Orietta Compassi – in un grande Centro di smistamento profughi, dove ci hanno illuso dicendoci che, per la successiva destinazione, c’era un bel Campo profughi in Toscana; noi si pensava alla Toscana e al mare, così si è partiti per Laterina, ma siamo rimasti delusi, dato che all’arrivo non c’era nemmeno la stazione, poi con un camion, l’autista Emilio ci ha portato fino al Centro raccolta profughi (Crp) in mezzo a pietre e argilla, circondato dal filo spinato, dato che era un ex campo di prigionia per militari britannici, con qualche decina di baracche [era il P.G. 82, Campo di prigionieri di guerra angloamericani NdR]. Alla stazione di Venezia non abbiamo potuto scendere, perché c’erano i manifestanti contro di noi profughi accusati di essere fascisti”. Prima di giungere a Laterina i profughi Fiumani vengono portati al Crp di Ancona, come ha ricordato Alfio Mandich, nato in Cale Arco Roman, in un suo articolo del 1997: “Il viaggio Udine Ancona, me lo ricorderò fin che vivo, el treno zeppo, apena, apena se podeva star su un piede (come le galine) e me se ga roto la mia valigia marron de carton, de quel giorno go dovudo ligarla col spago per non perder le poche cose che gavevo drento. I fioi pici (povere creature) piangeva de fame e de sede e le mamme piangeva per lori perché no li podeva accontentarli (…) Quei che ne gha caricado in treno, per scrupolo e bisogna riconoscer che i xe stadi previdenti nei nostri riguardi, i ne gha serrà a ciave nei vagoni cossì no podeva montar nessun sulle nostre carrozze, gavemo vigiado comodamente e semo arrivadi a Laterina senza nessun fastidio”.
Il Crp di Laterina, esclusivamente per profughi, è stato aperto il 19 agosto 1948, con oltre 30 baracche e ha chiuso i battenti il 30 giugno 1963. Nel 1946 accoglieva sia profughi che prigionieri repubblichini, o internati politici. Quanto tempo avete passato a Laterina, signora Orietta e come vi siete trovati? “Circa nove mesi, perché mio padre, che era un capotecnico, andò a cercare lavoro a Genova, dove poi ci siano trasferiti – ha risposto la signora Compassi – avevamo un po’ della nostra roba a Venezia, in un deposito, così papà è andato a prendere qualcosa, perché la baracca n. 6, o la n. 8, che ci avevano assegnato era proprio spoglia; dovevamo convivere in sedici persone, senza finestre, senza porta, con una sola coperta (la s’ciavina, o coverta) per famiglia a fare da parete di giorno e per ripararsi dal freddo la notte, poi se per caso qualcuno aveva bisogno del bagno la notte, si metteva sulle spalle la solita unica coperta per raggiungere la latrina, distante da dove si dormiva e magari col cortile fangoso, dopo la pioggia. Insomma l’accoglienza non era un gran che, pensi che ci diedero un sacco e della paglia per farne una sorta di materasso, ogni mese c’era il cambio paglia, perché quella vecchia si sminuzzava con l’uso e diveniva polvere. Oh, che ricordi! Avevamo piatti di alluminio e si faceva la coda per la mensa. Una volta ci fu un avvelenamento a causa delle verdure lasciate nei marmittoni di alluminio, così arrivano i soldati con un camion pieno di limoni per fermare la dissenteria di 1.200 profughi di Laterina; per fortuna la mia famiglia la passò liscia e, tutto sommato, ci siamo trovati bene con la gente del posto”. Anche Gianni Angelo Grohovaz in un suo libro di poesie in dialetto fiumano, del 1974, ricorda la baracca del “campo con i muri de s’ciavine”, mentre Ruggero Botterini spiega che la s’ciavina è la coperta di lana grezza. Claudio Ausilio ha precisato che la baracca n. 6 di Laterina mediante colonne e pareti inframezzo era suddivisa in 6 vani, ognuno dei quali ospitava 4-5 famiglie che delimitavano la propria intimità familiare con le coverte tirade.
Signora Orietta c’è un ricordo di suo marito? Era Alfio Mandich, nato a Fiume il 9 ottobre 1928 e deceduto a Genova l’11 gennaio 2006, noto calciatore italiano, di ruolo jolly difensivo. Come lo ha conosciuto? “L’ho conosciuto successivamente a Genova – ha spiegato la signora Orietta – a Laterina lui stava nella baracca dei celibi assieme ad altri calciatori della Fiumana e siccome lì c’era pure un allenatore esule, cercò di sistemarli nelle squadre di calcio italiane, così Alfio partì poco dopo per Merano, dove trovò Toni Miletich, Giovanni Morsi, i fratelli Ugo e Corrado Ippindo e Alcide Flaibani”.
A questo punto ai ricordi della signora Orietta si aggiunge il racconto di Igor Mandich, suo figlio: “La squadra di calcio di Merano era composta per più della metà da Fiumani; dopo aver girato l’Italia giocando a calcio (Empoli, Varese, Busto Arsizio e Maglie, in Puglia), mio padre trovò lavoro a Genova grazie ad un altro grande Fiumano che si nomina poco, Raoul Greiner, che per papà era come uno zio in quanto aveva sposato Elena (Gina) Kovac che, rimasta orfana in giovane età, era stata adottata dalla famiglia di papà. Mi fa piacere nominare il grande Raoul perché disputò con la Fiumana 24 partite in Serie A nella stagione 1928-1929”.
Ritorniamo a sentire la signora Orietta. Com’è stata l’accoglienza in Liguria? “Mio papà trova lavoro a Genova – ha precisato la testimone – e un appartamento al Passo dei Giovi nei pressi di Busalla, nelle seconde case di villeggiatura messe a disposizione dal Comune, eh, sì, c’erano migliaia di Fiumani, abbiamo passato sei anni al Passo dei Giovi, mi ricordo tanta neve e la gente buona, pensi che il sindaco comunista di allora, Antonio Cervetto, ripeteva ai suoi paesani: Dovete aiutare queste persone! E così è stato. I Fiumani gli regalarono poi una pergamena con la dicitura: ‘… nella ricorrenza del suo compleanno, Fiumani e Giuliani memori e riconoscenti della fraterna ospitalità che nella loro sventura questo Comune, tanto degnamente da lui rappresentato ha offerto, formulano i migliori auguri di prosperità’. Pensi che a Busalla esiste una Via dei Fiumani! In seguito, in 30 famiglie di Fiumani, si andò a chiedere il mutuo per la casa all’Istituto San Paolo. Mutui concessi, così a Sturla, rione di Genova, furono fabbricati i nostri appartamenti; era il 1955. Avevamo perso i nostri beni di Fiume, che sono valsi alla Jugoslavia come danni di guerra per tutti gli italiani. Ci siamo ripagati la casa”.
Siete mai ritornati a Fiume, oppure a Laterina? “Siamo ritornati a vedere la baracca di Laterina dove abitavo – ha aggiunto Orietta Compassi – e nelle altre baracche c’erano delle officine e certi artigiani; a Fiume sono tornata moltissime volte fin dagli anni ’70 con la famiglia. Noi Fiumani esuli a Genova si organizzava un pullman per Fiume, negli anni ’90 e si dormiva in un albergo di Abbazia, dove facevano per noi anche il pranzo, che di solito non era previsto, ci hanno trattato bene, ma poi molti sono morti e l’ultimo viaggio, nel 2014, eravamo solo in otto. Io sono nata in piazza San Vito, vicino al Duomo, nella città vecchia dove viveva tutta la mia famiglia sia paterna che materna. In seguito i Compassi, di lontana origine friulana, si sono spostati in via Santa Entrata e poi a Cantrida, dove la casa fu bombardata il 19 luglio del 1944 e completamente distrutta, noi ci salvammo dentro il rifugio. A seguito di ciò si tornò in città, in Via Tintoretto, presso la ‘Casa Nave’ dalle parti di Casa Balilla. Ricordo che in famiglia c’era la passione del canto, si cantava nel coro dell’Opera e nella corale fiumana, conosco qualche canzone anche in croato”.
Per concludere, signora Orietta, mi racconta qualcosa di monsignor Luigi Torcoletti? “Il monsignore era cugino di mia nonna Margherita Bursa – ha concluso – ed era esule a Rapallo (GE), molto apprezzato dai profughi. Ricordo che quando sono nata, mio padre mi ha portato in Duomo per il battesimo, volendo darmi nome Orietta Margherita Natalia, ma mons. Torcoletti si oppose perché Orietta non è nome di una santa e forse lì non si sono capiti; comunque prima di partire da Fiume i miei genitori hanno chiesto il mio certificato di battesimo, ma il prete non trovava l’atto nei registri, perché sono stata battezzata come Anita Orietta Margherita Natalia, come voleva il Monsignore, mentre in municipio a Fiume risulto come Orietta, come voleva mio papà”.
Si conclude così l’intervista, anche se la signora Orietta ne avrebbe ancora mille da raccontare. Come quando il babbo Gustavo Compassi, al momento della dimissione dal Crp di Laterina deve consegnare tutto il materiale di casermaggio, con tanto di nota e timbri sul relativo libretto di assistenza. “Credo si trattasse della coperta e delle suppellettili che hanno dovuto riconsegnare – ha spiegato Igor Mandich – quando hanno trovato sistemazione a Genova ed hanno lasciato Laterina”.
E già, il bicchiere e il piatto di latta dove mangiavano i Compassi fino al 1949, sarebbe servito ad un’altra famiglia profuga degli oltre 10mila esuli di Laterina fino al 1963. Firmato: Italia Matrigna.
La signora Miriam Bartolaccini, nata a Fiume nel 1948, ricorda poco del Crp di Laterina. “Siamo venuti via il 13 agosto 1950 – ha detto Miriam Bartolaccini – ci siamo fermati poto tempo a Laterina, perché il papà ha avuto il lavoro in Puglia e poi a Genova nel 1951, posso dire che certi miei parenti si sono sposati coi toscani e che altri parenti smistati al Crp di Termini Imerese (PA) si sono trovati benissimo”. Il positivo ricordo dell’accoglienza in Sicilia viene anche dalla signora Gianna Bartolaccini, nata a Fiume nel 1941, che non è passata per Laterina. “Mia mamma Guglielmina Kralich mi raccomandava di dire che sono di Trieste, perché ‘se dici di essere di Fiume ti danno della fascista’ – ha ricordato Gianna Bartolaccini – e la nostra famiglia, che è partita da Fiume il 26 luglio 1949, è stata smembrata in vari Campi profughi, un fratello a L’Aquila, altri a Termini Imerese, dove ci hanno accolto meravigliosamente, la gente del posto ci portava da mangiare, poi la mia famiglia ha trovato casa a Genova con tanti sacrifici, oggi ci incontriamo ad ogni S. Nicolò per fare un po’ di festa tra Fiumani”. La storia del Crp di Termini Imerese è stata bene illustrata da Fabio Lo Bono nel 2018 in un’originale pubblicazione.
La Scheda di registrazione al Crp di Laterina di Compassi Gustavo, del 2 settembre 1948, reca il n. 387. Il Crp è stato aperto 14 giorni prima e ci sono già quasi 400 profughi (Collez. Igor Mandich, Genova). Ipotizzando un flusso di arrivi di circa 800 profughi al mese, si capisce allora che nel 1948 gli individui registrati a Laterina sono oltre 3mila. Una simile cifra, solo per il 1948, è proprio segnalata, a pag. 14, dello studio di Gianna Chiappino del 2003. Ad essi si devono aggiungere dal 19 agosto 1946 i “1.700 profughi della Venezia Giulia”, accolti assieme a “1.637 prigionieri italiani repubblichini, internati politici” (S. Bassetti, p. 175). Dal 19 agosto 1948, giorno ufficiale di apertura, il Crp di Laterina funziona solo per esuli d’Istria, Fiume e Dalmazia ed altri sfollati. Poi ci sono gli esuli giuliano dalmati annotati a mano nell’Elenco alfabetico profughi giuliani, dal 1949 al 1961, che ammontano a 4.693 persone. Ci sono, inoltre, le schede di registrazione della famiglia Pastrovicchio, di Valle d’Istria, numerate dal n. 5.375 al n. 5.379, che per differenza fanno sommare almeno 648 individui sfuggiti alla segnatura dell’Elenco citato. Per gli anni 1962-’63 si è ipotizzata una cifra per difetto risultante dalla media annuale degli anni precedenti. È da aggiornare, dunque, il numero totale dei passaggi di sfollati al Centro raccolta profughi di Laterina come dalla tabella n. 1, che risultano non solo 5mila come scritto fino ad oggi, ma addirittura sui 10mila individui.
Tabella n. 1 – Numero d’arrivi al Centro raccolta profughi di Laterina, 1946-1963
| Anni | 1946 | 1948 | 1958 | 1949-‘61 | 1962-‘63 | Totale |
| Arrivi, o stime * | 1.700 | 3.000 | 648 | 4.693 | 300 * | 10.341 |
Documenti originali – Gianna Chiappino, Il campo per prigionieri di guerra n. 82 di Laterina, testo in Word, 13 settembre 2003, pp. 16 con foto di documenti d’archivio, piante e panoramiche dei resti del Campo. Per tale documento Claudio Ausilio è riconoscente all’ex Sindaco di Laterina, signora Rosetta Roselli.
Fonti orali, digitali e ringraziamenti – Grazie al signor Claudio Ausilio, a Tommaso Ricci e Simone Benucci, dell’ANVGD di Arezzo, con cui l’ANVGD di Udine collabora dal 2016 per le ricerche sull’esodo giuliano dalmata. Ausilio, esule da Fiume a Montevarchi (AR), mi ha inviato molto materiale di studio sul Crp di Laterina e mi ha messo cortesemente in contatto con la famiglia Mandich. Un sentito ringraziamento vada a Igor Mandich e a Orietta Compassi per la cortesia dimostrata nell’indagine storica e per i contatti intrapresi con le signore Gianna e Miriam Bartolaccini di Genova. Ringrazio molto le persone intervistate per la generosa disponibilità riservata. Le interviste (int.) sono state condotte da Elio Varutti e, in un caso, da Claudio Ausilio come qui di seguito indicato.
Claudio Ausilio, Fiume 1948, vive a Montevarchi (AR), int. telefonica del 31 agosto 2020.
Gianna Bartolaccini, Fiume 1941, vive a Genova, int telef. del 31 agosto 2020.
Miriam Bartolaccini, Fiume 1948, vive a Genova, int. telef. del 31 agosto 2020.
Adila Grop, Fiume 1945, post in Facebook del 2 settembre 2020.
Orietta Mandich, Fiume 1932, vive a Genova, int. telef. del 27 agosto 2020.
Igor Mandich, Genova 1967, email a C. Ausilio del 19 agosto 2020 ed email a E. Varutti del 29 agosto 2020.
Giorgio Romanello, Udine 1952, int. del 22 agosto 2020.
Collezioni private e ANVGD – Claudio Ausilio, ANVGD di Arezzo, Comune di Laterina (AR), Elenco alfabetico profughi giuliani, 1949-1961, ms.
Famiglia Compassi Mandich, esule da Fiume a Laterina e Genova: fotografie, documenti, schede di registrazione al Crp di Laterina, stampati e ms.
Nadia Della Bernardina, esule da Pola a Laterina e Novara: fotografie e testi in Word.
Famiglia Pastrovicchio, esule da Valle d’Istria a Pessinetto, città metropolitana di Torino: schede di registrazione al Crp di Laterina, stampati e ms.
Olivia Vesnaver, esule da Portole a Udine: stoviglie in alluminio del Crp di Gaeta.
Cenni bibliografici e sitologia
Amleto Ballarini, L’olocausta sconosciuta. Vita e morte di una città italiana, Roma, Occidentale, 1986.
Sandro Bassetti, Gianfranco Chiti. Vita militare di un Ufficiale e Gentiluomo, 1936-1978, Milano, Lampi di stampa, 2010.
Ivo Biagianti (a cura di), Al di la del filo spinato. Prigionieri di guerra e profughi a Laterina (1940-1960), Firenze, Centro Editoriale Toscano, 2000.
Ruggero Botterini, Parlavimo e scrivevimo cussì in casa Mocolo. Vocabolario del dialetto polesano-istriano, Mariano del Friuli (GO), ANVGD di Gorizia, Edizioni della Laguna, 2014.
S.D., “Sempre peggio a Laterina”, «Difesa Adriatica», n. 5, 5 febbraio 1949.
Gianni Angelo Grohovaz, Per ricordar le cose che ricordo, Toronto (Canada), Dufferin Press, 1974.
Fabio Lo Bono, Popolo in fuga. Sicilia terra d’accoglienza (1.a edizione: 2016), Lo Bono editore, Termini Imerese (PA), 2.a edizione ampliata, 2018.
Alfio Mandich, “Ricordi dell’esodo. Quando se partiva senza saver dove se andava”, «La Voce di Fiume», 30 aprile 1997.
Mauro Valerio Pastorino, Fiumani, Genova, Sagep, 2014 [suggerito da Igor Mandich].
Flaminio Rocchi, L’esodo dei 350 mila giuliani fiumani e dalmati, Roma, Associazione Nazionale Difesa Adriatica, 1990.
Luigi Maria Torcoletti, Fiume ed i paesi limitrofi, Rapallo (GE), S. Girolamo Emiliani, 1954.
E. Varutti, Oltre 4 mila ospiti al Centro Raccolta Profughi di Laterina, Arezzo, 1948-1963, on line dal 9 marzo 2018.
Messaggi dal web – Tra i vari commenti ricevuti in Internet sull’articolo presente ci piace riportare qui il seguente messaggio di Adila Grop: “Anche il mio papà, falegname, gà dovudo andar via dal Silurificio e mia mama dalla Manifattura tabacchi. Quando semo andadi via da Fiume, nel 1948, dopo una quindicina di giorni a Trieste i ne gà mandato ad Aversa, in provincia di Caserta, in un campo baraccato vicin a un manicomio. Ierimo divisi dalle altre famiglie con una coperta del dopoguerra appesa per dar un po’ de intimità. Bagni pubblici. Ricordo con tristezza quel periodo”.
Ricerca e interviste a cura di C. Ausilio e E. Varutti.
Servizio giornalistico e di Networking a cura di Tulia Hannah Tiervo, Sebastiano Pio Zucchiatti e Elio Varutti. Lettori: Claudio Ausilio e Igor Mandich.
Copertina: Scheda di registrazione al Crp di Laterina di Compassi Gustavo, 2 settembre 1948, particolare. Come si vede è la n. 387; il Crp è stato aperto 14 giorni prima e ci sono già quasi 400 profughi. Collez. Igor Mandich, Genova. Fotografie da collezioni private citate nell’articolo e dall’archivio dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD), Comitato Provinciale di Udine, che ha la sua sede in Vicolo Sillio, 5 – 33100 Udine. Telefono e fax 0432.506203 – orario: da lunedì a venerdì ore 9,30-12,30. Presidente dell’ANVGD di Udine è Bruna Zuccolin.