Il tour dei Campi profughi degli italiani d’Istria, Fiume e Dalmazia

“Son vignudo via de Fiume nel 1949 fin Trieste e dopo Udine – ha detto il signor Giuseppe Marsich, esule da Veglia – me ricordo che al Campo profughi de via Pradaman a Udine iera stanzoni con tante brande, dopo iera la cusina e la palestra, quanti panini bei bianchi con la mortadela che gavemo magnado, inveze a Fiume iera poco pan e solo nero”.

Quanto tempo passa al Centro smistamento profughi di Udine? “Son stado tre giorni – ha replicato – perché dopo i ne gà mandado al Campo profughi de Laterina (AR) per un anno e mezzo, iera decine de famiglie, dopo quei del posto i ne gà avelenado e se doveva corer tuti ai bagni; me ricordo che a Laterina jera una baraca ciesa, el campo sportivo e la riva dell’Arno, dove noi gente de mar se podeva far qualche nodadina, ierimo contenti così”. Cosa succedeva d’altro a Laterina? “Gli abitanti toscani dei paesi vicini i fazeva manifestazioni contro de noi profughi”.

Cosa ricorda di Veglia? “Ai tempi dell’Austria – ha detto Marsich – i mandava qualche gendarmo con tanti fioi per ripopolare de slavi Veglia; me ricordo i Brussich, impresari de Pola e Trieste, al lavoro sulla strada dei veglioti; eh, nel 1949 no ze podeva andar in ciesa in Jugoslavia, perché te ieri indicado a dito e acusado in publico de clericalismo, i fazeva come un processo davanti a tuti. Pensi che un mio conoscente el jera ufizial de la marina de Tito, el gà dovudo sposarse in ciesa de note, per no farse veder dai titini, se no perdeva el posto”.

Il signor Giuseppe Marsich ha ricordato, infine, di essere andato ad abitare verso il 1952 nel Villaggio giuliano di Udine. “Ze case fate coi schei de l’UNRRA Casas, dei americani – ha concluso – nelle strade de via Casarsa, via Cormòr Alto e via Cordenons, prima jera tutti campi de erba in quella volta. A Udine iera tante macellerie coi salami, le luganighe e le mortadelle in vetrina, iera de consolarse solo a vardar, perché in Jugoslavia le vetrine dei negozi le iera svode, ma tute le gaveva la foto de Tito”. La United Nations Relief and Rehabilitation Administration (UNRRA) era un’organizzazione internazionale con sede a Washington, istituita il 9 novembre del 1943 per assistere economicamente e civilmente i Paesi usciti gravemente danneggiati dalla seconda guerra mondiale, entrata a far parte delle Nazioni Unite nel 1945, e sciolta il 3 dicembre 1947. Casas= Comitato Amministrativo Soccorso Ai Senzatetto.

ed. Francesco Slocovich 1927 coll VaruttiCartolina di Fiume, editore Francesco Slocovich, 1927. Collez. E. Varutti

Da Pola e Pisino a Venezia, al Crp di Brescia e Udine

“La mia famiglia è venuta via da Pola il 2 o 3 marzo 1947 col piroscafo Toscana e siamo sbarcati a Venezia – ha raccontato la signora Giorgina Vatta – noi siamo riusciti a portare via anche i mobili e i bauli che sono stati in magazzino per cinque anni a Venezia”.

Quanti eravate? “In quattro – ha replicato la signora Vatta – mio papà Carlo Vatta, nato a Pola nel 1900 e morto ad Anzio nel 1991, mia mamma nata a Pola nel 1903 e morta a Udine nel 1964, mi e mia sorella Elda, che la sta a Roma”.

Siete passati dal Campo profughi? E avete ripreso le vostre masserizie? “Per un mese siamo stati al Centro raccolta profughi (CRP) di Brescia – ha aggiunto la signora Vatta – e poi per due anni al CRP di Fasano del Garda, in provincia di Brescia, lì le suore ci facevano da mangiare… ah, se stava ben, poi si stava nelle case ammobiliate in affitto, andavo a scuola a Salò… i mobili? Sì, li abbiamo recuperati, ma i tappeti erano inumiditi e rovinati, mancavano certe cose e il mobilio era ammuffito, abbiamo dovuto ricomprare quasi tutto. Si sono salvati i bauli e i cassoni con un po’ di abbigliamento e le bambole, che oggi custodisco gelosamente. Mi ricordo anche una fotografia del 1906 dove mia madre, da bambina, partecipa ad uno spettacolo assieme ad altri bambini che sono vestiti con la maglietta con l’Arena di Pola, oppure con l’Arco dei Sergi”.

Poi cosa è successo? “Mio papà Carlo Vatta e mia mamma Erminia Chiudina Piaceri volevano andare al CRP di Vicenza – ha aggiunto la testimone – per restare in Veneto, vicin de l’Istria, a Trieste non era sicuro, perché troppo vicino al confine coi s’ciavi, dopo, nel 1952, ci hanno assegnato la casa al Villaggio Giuliano di Udine e qui ci siamo stabiliti. C’è da dire che mio papà lavorava, col suo negozio di meccanico di biciclette a Pisino e ci eravamo trasferiti là, ma dopo el ribalton [ossia dopo l’8 settembre 1943] alle cinque de matina i s’ciavi titini i xe vignudi in cinque per ciaparlo e portarlo nelle prigioni del Castel de Montecuccoli”.

Ha rischiato di finire ucciso e gettato in foiba? “Sì, proprio così – ha risposto Giorgina Vatta – erano in 80 nelle carceri di Pisino e solo in quattro sono stati salvati dai tedeschi che hanno occupato l’Istria, prima i gà avertido che i bombardava, dopo i gà bombardà Pisino, gà occupà el paese e i s’ciavi titini scampava. Tutti gli altri civili italiani prigionieri dei titini sarà morti in foiba. Gò visto i soldati italiani abbandonare le armi e scampar mezzi vestiti da civile e mezzi da militare. Allora i miei genitori gà deciso de tornar a Pola dai parenti e semo restadi fin al 1947”.

A Pola cosa succedeva? C’erano violenze contro gli italiani dopo la guerra? “Sì, mio papà xe stado bastonado dai s’ciavi – ha concluso la signora Vatta – lo spetava vicin de casa, a bosco Siana, dove gavevino la bandiera tricolor senza la stella rossa nel mezzo, così lo gà fermà e giù botte coi bastoni, lui cascando ze gà riparado con la bicicletta e gà fatto el morto, così ze andadi via e lui ze gà salvado, anche se con un po’ de ossa rotte. Gavevimo un rifugio antiaereo vicin de casa e lì gavemo tignudo nascoso un ufficial italiano per due giorni el ze gà salvado anche lui”.

Tabacchine di Fiume foto Giuseppe Budicin Silenzio rumoroso 20.3.20 ritagli

Meravigliose Tabacchine di Fiume, in mezzo la zia Emma Budicin, 1930. Collezione Giuseppe Budicin, da Facebook, gruppo Silenzio rumoroso, 20.3.2020.

Fuga da Villa del Nevoso in Liguria

La maestra Fiorina Crosilla è fuggita da Villa del Nevoso (Ilirska Bistrica) nel 1947, senza passare dai Campi profughi. “Arrivò a casa una carta con la stella rossa – ha detto – che imponeva di andar via con minacce di morte”. Il suo direttore didattico è stato gettato in foiba, dopo varie torture dei titini, che gli fecero bere il suo stesso sangue. “Mi sono trovata abbastanza bene in Liguria, come molti altri esuli – ha aggiunto la Crosilla – la prima tappa è stata Udine, in una casa della mia famiglia, poi a Genova dove c’è stata un’accoglienza controversa”.

Fonti orali e ringraziamenti

Oltre alle fonti orali qui riportate si ringraziano gli autori delle fotografie e i collezionisti per la collaborazione riservata. Grazie ai fiumani Emanuela Giorgini, di Torino e Giuseppe Budicin, esule a Mestre (VE). Le interviste (int.) sono state condotte a Udine da Elio Varutti con taccuino, penna e macchina fotografica, se non altrimenti indicato.

Fiorina Crosilla, Villa del Nevoso 1922-Udine 2014, int. a cura di Jacopo Marazzato dell’11 febbraio 2004.

Giuseppe Marsich, Veglia “italiano all’estero” (Regno dei Serbi, Croati e Sloveni) 1928-Udine 2019, int. dell’11 febbraio 2004.

Giorgina Vatta, Pola 1929, int. del 21 dicembre 2016.

Cenni bibliografici

Elio Varutti, Italiani d’Istria, Fiume e Dalmazia esuli in Friuli 1943-1960. Testimonianze di profughi giuliano dalmati a Udine e dintorni, Udine, Provincia di Udine / Provincie di Udin, 2017. Disponibile anche nel web dal 2018.

E. Varutti, Oltre 4 mila ospiti al Centro Raccolta Profughi di Laterina, Arezzo, 1948-1963, on line dal 9 marzo 2018.


fiorina crosilla necrologio Mess Ven 2.1.14 ritaglio

Fiorina Crosilla, dal necrologio del “Messaggero Veneto” del 2.1.2014, che si ringrazia per la diffusione.

Servizio giornalistico di Elio Varutti. Attività di ricerca e di Networking a cura di Maria Iole Furlan, Sebastiano Pio Zucchiatti e E. Varutti. Copertina: Squadra di calcio dei profughi giuliano dalmati al Crp di Laterina (AR). Collezione Ireneo Giorgini, esule da Fiume a Torino, che è immortalato nella foto stessa. Fotografie da collezioni varie, del web, o dall’archivio dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD), Comitato Provinciale di Udine, che ha la sua sede in Vicolo Sillio, 5 – 33100 Udine. Telefono e fax 0432.506203 – orario: da lunedì a venerdì  ore 9,30-12,30. Presidente dell’ANVGD di Udine è Bruna Zuccolin.

Pubblicato da eliovarutti

Comitato Esecutivo dell'ANVGD di Udine

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Crea il tuo sito web con WordPress.com
Crea il tuo sito
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: